MACRON, GUARDIANO D’EUROPA

 MACRON, GUARDIANO D’EUROPA

A cura di Luigi Olita

Gli attentati terroristici che hanno sconvolto l’Europa e le azioni prepotenti della Turchia che da questa estate stanno creando diversi problemi nel mare Egeo e nella fascia orientale del Mediterraneo, hanno visto la netta presa di posizione di un solo attore europeo: Emmanuel Macron. Il Presidente francese ha deciso di passare dalle parole ai fatti sin da subito per preservare la sovranità d’oltralpe ma anche per dare un forte sostegno agli alleati mediterranei preoccupati sia dai flussi migratori incontrollati minacciati da Ankara sia dalle azioni di quest’ultima.

Il 10 settembre, ad Ajaccio in Corsica, si sono riuniti i membri del Med7, cioè i capi di Stato e di governo dei sette paesi mediterranei dell’UE. Dal vertice di Ajaccio è stato deciso di riprendere il dialogo con Ankara e di rimarcare il forte sostegno al governo di Atene, già avanzato da Parigi con la vendita di armi ed aerei e con l’invio nel Mediterraneo Orientale della fregata “La Fayette”, la porta elicotteri “Tonnerre”, ed un gruppo di cacciabombardieri Rafale. Ancor prima che Ankara e Parigi arrivassero ai ferri corti, con gli insulti da parte di Erdogan a Macron e la richiesta di boicottare le merci francesi, l’Eliseo si era già trovato in difficoltà davanti alla prepotenza turca. Infatti già questa estate una nave francese era stata abbagliata da un pattugliatore turco lungo le coste della Libia, ed in seguito le tensioni nell’Egeo e nel Mediterraneo Orientale hanno continuato ad infiammare la situazione.

Il Presidente Macron, non sempre gentile nei confronti di Roma, è stato fino ad ora il solo leader europeo ad attuare concretamente delle misure per prevenire l’avanzata di Ankara. La promulgazione della legge contro il separatismo religioso e la lotta contro il terrorismo islamico, che da cinque anni a questa parte sta insanguinando la Francia (facendo denotare alcune falle nei sistemi di sicurezza francesi), si sommano all’emergenza covid-19 ed al lockdown imposto ultimamente. Il 10 novembre si è tenuto il vertice sulla sicurezza dell’UE tra Macron, il primo ministro olandese Rutte, la cancelliera Angela Merkel ed il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Il vertice ha visto la partecipazione anche del Presidente della commissione europea, Ursula Von Der Leyen e del Presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Il vertice è stato indetto circa una settimana dopo l’attentato terroristico a Vienna e dopo il massacro di Parigi e Nizza. Il Presidente francese, facendosi portavoce della difesa europea, ha affermato che “una falla nella sicurezza di uno dei paesi membri dell’UE o nelle frontiere, mette a rischio la sicurezza di tutti gli Stati”.

Macron ha rimarcato la lotta al terrorismo affermando di volere attuare una revisione dello spazio Schengen. Il vertice sulla sicurezza non ha visto la presenza dell’Italia e di altri paesi come Spagna, Portogallo, Grecia e Malta. Ciò potrebbe essere inteso come un avvertimento da parte dell’Eliseo verso i non invitati e specialmente verso il governo di Roma, indirettamente colpevole di non avere attuato i controlli adeguati per quanto riguarda l’immigrazione. Infatti il terrorista che seminò il terrore a Nizza era sbarcato a Lampedusa per poi raggiungere la Francia. I paesi europei, in primis la Francia, chiedono maggiori controlli alle frontiere, e proprio il capo dell’Eliseo ha messo sul tavolo una sua strategia per rivedere le regole Schengen con un “rallentamento della ridiscussione sul trattato di Dublino”.

L’assenza del presidente del Consiglio al vertice sulla sicurezza dell’UE è sicuramente un fattore da non sottovalutare poiché la presa di posizione di Macron oltre ad offendere Roma per il mancato invito, oltraggia il governo italiano come incapace di gestire l’emergenza migratoria, la stessa emergenza migratoria che durante il primo governo Conte veniva gestita in modo più duro e che veniva condannata proprio dal capo dell’Eliseo come “vomitevole”.

Luigi Olita

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