MAFIOSI SCARCERATI, CHE SCHIAFFO

 MAFIOSI SCARCERATI, CHE SCHIAFFO

Che un Virus potesse avere tra i suoi effetti quello di sanare le posizioni di super boss della mafia, della camorra e della ndrangheta nessuno avrebbe mai potuto immaginarlo, forse neanche i mafiosi stessi. Il Virus anche in campo giudiziario è stato capace di creare un vulnus. Il Covid-19, infatti, tra i suoi effetti collaterali ha dato vita ad una tragica dicotomia sanitaria e giudiziaria. Ma siamo sicuri che questa dicotomia dipenda esclusivamente dal Coronavirus? Oggi, si è arrivati al paradosso che vede gli italiani incensurati in detenzione forzata domiciliare e mafiosi al 41 bis scarcerati e rimessi in libertà. Solerti magistrati di sorveglianza per gestire l’emergenza sanitaria delle carceri sovraffollate, non trovano modo migliore ed interpretazione della norma costituzionale che facendo prevalere il diritto alla salute al pericolo per la comunità faccia liberare rappresentanti dell’élite criminale. Eppure ci sono nosocomi importanti all’interno delle carceri a Pisa, Viterbo e Roma.

Perché ci si stupisce di questo schiaffo inferto agli italiani? Il sistema non funziona oppure tutto questo deve essere ascritto esclusivamente al concetto di meritocrazia, tanto caro al movimento di provenienza del pilatesco Ministro della Giustizia Bonafede. Secondo i canoni della meritocrazia è certamente più degno di scarcerazione un mafioso, che fa parte di un’aristocrazia criminale, rispetto ad un povero mariuolo scoperto a rubare un cellulare per strada. Quindi un reato vale un reato e per “premiare” il merito criminale, tra i due prevale il boss. Scriveva il giudice martire Paolo Borsellino: “La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al compromesso morale dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. Un magistrato nel prendere decisioni così vitali, come la scarcerazione di boss, dovrebbe custodire come sua stella polare queste parole scritte da un eroe che ha dato la vita per combattere la criminalità organizzata.

Bisogna domandarsi come possa un magistrato di sorveglianza scarcerare, per l’emergenza sanitaria del Covid-19 e con il complice e colpevole silenzio di un raffazzonato Governo, delinquenti del calibro criminale di Bonura Francesco, “Colonnello” di Bernardo Provenzano, rinchiuso fino a qualche giorno fa in regime di 41 bis nel carcere di Opera a Milano; Zagaria Pasquale detto “Bin Laden” recluso al 41 bis a Sassari, mente economica del clan dei Casalesi e fratello del super boss Michele; Sansone Giuseppe, boss di Palermo arrestato solo nel 2018, anch’egli in regime di 41 bis. Il magistrato Nino Di Matteo, ex Pm a Palermo ora membro del CSM, ha dichiarato che: “la scarcerazione di Capi Mafia importanti detenuti al 41 bis è un segnale tremendo e rischia di apparire come un cedimento dello Stato di fronte al ricatto delle organizzazioni criminali che si è concretizzato con le rivolte nei carceri delle settimane scorse. Non vorrei che questo Paese stesse dimenticando la lunga stagione della trattativa Stato-Mafia che corse parallela agli attentati di Capaci e Via D’Amelio”. Una dichiarazione forte e densa di segnali e significati, non certo tranquillizzanti, sui futuri scenari sempre fluidi del potere mafioso.

L’auspicio è che il tempo della tolleranza verso le organizzazioni mafiose sia finito e che il Governo, attraverso l’azione di un Ministro in questo frangente come minimo distratto, accerti e verifichi come sia stato possibile far uscire dal carcere pericolosi ergastolani concedendogli il beneficio degli arresti domiciliari, medesima misura a cui il Governo ha confinato da due mesi tutti i cittadini italiani onesti, in spregio al sacrificio, al lavoro ed ai rischi corsi dai tanti inquirenti e magistrati che avevano permesso la loro cattura.

di K. von Metternich

K. von Metternich

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