MAGISTRATURA AL POTERE, LA LIBERTA’ E’ IN PERICOLO

 MAGISTRATURA AL POTERE, LA LIBERTA’ E’ IN PERICOLO

Luca Palamara nello studio legale Buratti durante delle dichiarazioni alla stampa sull’inchiesta che lo vede coinvolto, Roma, 7 giugno 2019. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Un bel respiro: la pandemia sembra stia terminando la sua distribuzione di morte. Certo il nemico non appare del tutto sconfitto, non ancora. L’economia pagherà un prezzo altissimo che ancora dobbiamo scontare. La risposta del Governo italiano è stata lenta e disordinata ma anche dettata dalla pochezza dei mezzi economici che il nostro Paese ha a disposizione per colpe gestionali che risalgono agli anni ’80 ed al debito pubblico. Una speranza che resterà vana, credo, è che si provasse ad un alleggerimento della burocrazia. L’esempio tedesco è lì. Un Paese efficiente, veloce, deciso. Beh magari potremmo prenderlo a modello da un punto di vista di riforme istituzionali ed amministrative. Lo faremo? No. Continueremo a perderci nell’inseguire questo o quel consenso senza guardare al domani.

Intanto scopriamo, cose già risapute ma ora agli atti, il correntismo politicizzato della magistratura. Un attentato alle nostre libertà costituzionali gravissimo. Le intercettazioni sono terribili. La magistratura appare un potere forte che nella sua autonomia ed indipendenza pericolosamente non solo governa e politicizza senza meritocrazia le posizioni rilevanti della Giustizia ma altresì prova a governare e ad incidere sul potere esecutivo e sulla politica del Paese. Parliamo del CSM, la massima istituzione della magistratura, l’organo che la governa. Le conversazioni di Palamara con i colleghi della sua stessa corrente, ma anche con quelli di Area e di Mi, che svelano patti e manovre per piazzare questo o quel magistrato nei vari posti, e «fotterne» altri; spartizioni di nomine e incarichi «espressive di un malcostume diffuso di correntismo degenerato e carrierismo spinto, fino a pratiche di vera e propria clientela», per dirla con il comunicato firmato da Area.

Si chiedevano prese di posizione più radicali da parte di Unicost, e da qui è nata la seconda crisi nel sindacato dei giudici. Quindi si scopre che Palamara è stato un alleato della sinistra giudiziaria potentissima, e anche da questo derivano gli attacchi al leader leghista Matteo Salvini in alcune conversazioni private ora venute fuori. Pericolosissimo. Non vediamo le reazioni dei tanti colleghi giornalisti che un tempo parlavano del giustizialismo e, ad esempio, del sempre colpevole Berlusconi. Oggi potremmo pensare, e ci pare una ovvietà, che molte di quelle inchieste non solo fossero ad orologeria ma fossero per cambiare le sorti democratiche del nostro Paese e così fu, così continua ad essere. Sono gli stessi magistrati che i qualche modo preferiscono un sistema giustizia che non funzioni di cui ne abbiano pieno controllo con cassetti che si aprono e altri che si chiudono. Il passato ha urla terribili di tante evidenze mai scrutate fino in fondo. Da Ustica al caso Moro, da Andreotti e la mafia a tangentopoli. Oggi assistiamo ad un silenzio dei mass media su un caso che dovrebbe farci scendere tutti in piazza. L’equilibrio dei poteri, radice della democrazia, è claudicante. Capiamolo tutti se desideriamo vivere davvero liberi e con i diritti uguali per ognuno.

di Giovanni Salvia

Giovanni Salvia

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