MAVI VATAN:LA STRATEGIA DI ERDOGAN PER IL CONTROLLO DEI MARI

 MAVI VATAN:LA STRATEGIA DI ERDOGAN PER IL CONTROLLO DEI MARI

A cura di Luigi Olita

Negli ultimi anni la Turchia di Erdogan oltre a rafforzarsi dal punto di vista territoriale, ha affermato la sua sovranità anche dal punto di vista economico e politico. Secondo esercito più potente dopo quello americano all’interno dell’alleanza Atlantica, la Turchia è riuscita ad affermare la sua potenza soprattutto grazie agli strumenti militari a sua disposizione. Dall’abbattimento del sukhoi 24 russo nel novembre del 2015 per aver oltrepassato lo spazio aereo Turco, Erdogan ha messo a tacere le idee che consideravano la Turchia come semplice muro per accerchiare l’URSS e come base strategica per ospitare le truppe NATO. Lo scopo del “Sultano” è chiaro: rendere la Turchia una vera e propria Potenza mondiale, sia dal punto di vista militare che dal punto di vista religioso, economico e politico. Tutto ciò sta avvenendo da almeno cinque anni, con numerose operazioni militari messe in atto da Ankara per combattere il PKK, il partito dei lavoratori del Kurdistan, inserito nella black list del terrorismo, e soprattutto per l’ostilità del Sultano verso la Siria. 

Quest’ultima, uno Stato sovrano, deve fare i conti con i proxy Turchi, cioè le milizie jihadiste siriane armate da Ankara che non vengono utilizzate solo in Siria e nel Rojava, ma anche in altri teatri, come il Nagorno Karabakh e la Libia che vedono la Turchia, ormai, protagonista. La supremazia terrestre che Ankara ha messo a punto in questi anni deve essere ovviamente bilanciata da quella marittima. Ciò è possibile grazie alla così detta Mavi Vatan, la dottrina della Patria Blu, teorizzata dall’ammiraglio Turco Ceim Gurdeniz, il quale ha dato forma alle strategie di Ankara per dominare i mari. Il Mavi Vatan si basa principalmente su tre punti principali: il primo è il dominio dei Mari della Turchia nel ventunesimo secolo. Il secondo si basa sullagiurisdizione marittima andando perciò a preservare le acque territoriali, la ZEE e la piattaforma continentale difendendo gli interessi economici Turchi. Il terzo fattore si basa sulla difesa dei diritti marittimi e degli interessi nazionali. Questi tre punti fondamentali della dottrina, seppur teorizzata non ultimamente da Gurdeniz, stanno a tutti gli effetti concretizzandosi.

Infatti nel novembre del 2019 Libia e Turchia hanno firmato un accordo che ha permesso a quest’ultima di istituire un proprio spazio marittimo nel mare Mediterraneo per poi collegarsi alla parte orientale, luogo, sin da questa estate, di numerose diatribe con la Grecia. Il controllo del Mediterraneo è fondamentale per Ankara poiché permette di controllare il passaggio delle navi e le condutture di gas nella zona. Il controllo del Mediterraneo, Egeo e mar Rosso consentirebbe alla Turchia di accreditarsi una forte credibilità dal punto di vista internazionale e regionale e permettersi l’autarchia energetica, tanto bramata negli anni facendo così fronte sia alla crescita economica che demografica e non dipendere da altri paesi. La diatriba nel Mediterraneo Orientale e nell’Egeo, che ha allarmato persino Parigi e Berlino, nasconde principalmente le mire energetiche del Sultano, determinato a garantire la sovranità energetica del suo paese ed allo stesso tempo proiettarla sulle varie zone di influenza marittime garantite dalla dottrina.

L’economia turca è incentrata principalmente sull’economia di mercato locale con influenze ed investimenti stranieri. Il dominio marittimo, che si aggiungerebbe a quello terrestre, permetterebbe al Sultano di portare avanti la strategia per essere il primo interlocutore all’interno del mondo islamico, cercando di scavalcare i due baluardi dell’Islam, cioè la Persia sciita e l’Arabia Saudita sunnita. Seguendo questa strategia, Ankara potrà contare sui suoi fornitori esterni di risorse energetiche: Iran, Iraq, Libia e Russia, dai quali soltanto nel 2018 sono stati importati un milione di barili di petrolio al giorno e 51 miliardi di metri cubi di gas. L’utilizzo di basi energetiche all’interno delle fasce marittime consente ad Ankara anche di ricambiare il favore conferendo protezione militare e vendita di armamenti agli Stati alleati; in questo modo, oltre al controllo del Mediterraneo, Egeo e Mar Nero, la diplomazia Turca potrebbe guardare ad un’altra triade: Mar Rosso, Caspio e mare Arabico. La supremazia sia terrestre che marittima incute timore sia agli USA che all’UE. Mavi Vatan infatti, è intesa come un’arma vera e propria per proteggere gli interessi nazionali che dal punto di vista di Ankara vengono osteggiati dall’UE, Francia in testa, e dalla Grecia. È sempre, però, una questione di punti di vista…fino a che non viene, in alcuni casi, violato il diritto internazionale.

Luigi Olita

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