(parte 1) IL MIO VIAGGIO IN PALESTINA

 (parte 1) IL MIO VIAGGIO IN PALESTINA

La Palestina è da sempre stata il mio sogno. Per me non era solo un luogo, era un ideale. Un ideale di libertà. Portare quella Kefia addosso non era per moda, era perché ci credevi, perché credevi che quel popolo espulso ingiustamente dalla propria terra potesse un giorno tornare a riprendersela. Con quel simbolo addosso era come se volessi dire: “Io sono con voi”. Leggevo tutto quello che poteva servirmi, ogni libro, ogni singolo articolo che Vittorio Arrigoni mandava al Manifesto durante gli assedi di Gaza, ogni singola cosa che poteva aiutarmi a capire il perché, il perché di tanta follia e crudeltà da parte di un popolo che di follia e crudeltà ne aveva viste abbastanza; ma nulla, non riuscivo e non sono mai riuscita a comprenderlo.

Quello che spesso mi trovo a sentir dire in giro è quanto sia avanzata la società israeliana e che grande apporto tecnologico e culturale dispensa. E allora perché prestiamo così tanta attenzione alla lotta dei Palestinesi contro il sionismo? Cosa hanno mai dato i palestinesi al mondo? I palestinesi hanno dato al mondo qualcosa di più prezioso di qualsiasi innovazione tecnologica o progresso sociale. Ci hanno dato il più grande esempio di resistenza al genocidio in tutta la storia umana. Non c’è mai stato un caso così sorprendente ed esemplare di resistenza prolungata al male che possa essere paragonato alla lotta palestinese. Il viaggio in Palestina è un viaggio nella bellezza, nella caparbietà, nella resilienza e nell’intelligenza creativa di chi combatte un mondo di soprusi. La lotta per la Palestina è la lotta per la giustizia universale e l’umanità. Quando alla fine trionferà, l’esempio palestinese illuminerà il mondo intero.

Ne ho avute tante di possibilità di andare a visitare la Palestina nel corso degli ultimi anni. Ma non l’ho mai fatto. Perché non ne avevo il coraggio. E man mano che la situazione peggiorava il coraggio mi mancava sempre di più. Perché sapevo bene che vedere quella situazione dal vivo mi avrebbe distrutta. Poi mi sono detta “Ok, basta. Adesso sei abbastanza matura da poterlo fare e soprattutto hai il dovere di capire. Ancora di più”. Perché se alcune vicende non le vivi personalmente non riuscirai mai a comprenderle fino in fondo. Ciò che scrivo non è una sorta di “diario di viaggio” ma più una raccolta di emozioni e sensazioni che ho provato trovandomi in alcuni luoghi dei quali proverò a spiegare quello che è successo nel corso degli anni. In più vorrei aggiungere qualcosa per farvi conoscere un po’ di cultura palestinese, che è ancora lì, esiste, e, nonostante tutto, continua a resistere.

di Irene De Angelis / Leukos

Leukos

Articoli correlati

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *