QUARANTENA E VIOLENZA SULLE DONNE

 QUARANTENA E VIOLENZA SULLE DONNE

Quella casa che per tutti noi è il rifugio in cui difenderci dalla pandemia di coronavirus, per Irina, Larisa, Barbara, Bruna, Pamela, Rossella, Irma, Lorena, Gina, Viviana e Alessandra è stata la condanna a morte. Il coronavirus non ferma la violenza sulle donne, ma cambia solo la narrazione. Raccontando una realtà falsata che scambia un crimine vero e proprio con il “dramma della convivenza forzata”.A dimostrarlo purtroppo ci sono i dati sul rapporto tra quarantena e violenza sulle donne durante l’isolamento che sono inquietanti. La convivenza forzata con il proprio aguzzino ha peggiorato ulteriormente la situazione, accelerando e facendo scattare aggressioni più frequenti e violente come avviene per esempio durante la festività o i weekend. Un elemento resta inalterato: tutto ciò avviene per mano di uomini violenti.

Una rilevazione fatta dai centri antiviolenza D.i.Re. mostra che rispetto allo stesso periodo dello scorso anno le richieste di aiuto sono aumentate del 74,5 per cento. C’è poi un altro dato che mette in allarme: dal 2 marzo al 5 aprile 2020 i centri D.i.Re sono stati contattati complessivamente da 2.867 donne, di cui 806 (pari al 28 per cento) sono donne che non si erano mai rivolte prima ai centri antiviolenza del loro territorio. Si sottolinea anche le difficoltà delle vittime di violenza a chiedere aiuto perché sotto la continua minaccia del maltrattante, perché non riescono a sfuggire al controllo di chi le minaccia neanche per fare una telefonata. Secondo stime del tutto credibili le donne che hanno chiamato tramite il 1522, il numero telefonico gratuito antiviolenza e stalking collegato alla rete dei Centri Antiviolenza, sono soltanto il 3,5 del totale.

Un’emergenza su cui anche le Nazioni Unite hanno puntato l’attenzione, perché la tragedia è globale. Lo stesso segretario generale Antonio Guterres ha chiesto ai governi di affrontare questo «terribile aumento di casi di violenza domestica» a cui si assiste nel contesto del confinamento in casa di massa imposto per contenere la diffusione del Covid-19. I dati diffusi dallo United Nations Population Fund (UNFPA) ipotizzano un aumento del 20% della violenza dall’inizio della pandemia in tutti i 193 stati membri delle Nazioni Unite. Ma non solo: i ricercatori prevedono un numero dei casi di violenza domestica vicino ai 15 milioni ogni tre mesi di prolungamento del blocco. I ricercatori prevedono inoltre che, con la prosecuzione delle restrizioni e l’interruzione dei servizi, fino a 44 milioni di donne in 114 paesi a basso e medio reddito non saranno più in grado di accedere alla contraccezione, comportando circa 1 milione di gravidanze indesiderate. L’entità del problema è assolutamente enorme e ciò dovrebbe motivare i governi ad agire prima possibile. Si sa cosa funziona e cosa no. Ma è fondamentale farlo più velocemente e in modo più intelligente.

di Pietro Soldo

Pietro Soldo

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