RIMETTIAMO LO SPORT AL CENTRO

 RIMETTIAMO LO SPORT AL CENTRO

Il messaggio che oggi si combatta per tenere aperte le scuole ma che a quasi nessuno importi delle palestre è devastante. Del resto il messaggio del Ministro della Salute Speranza è stato umiliante, pensiamo alla scuola e non al calcio. Anche nelle palestre e nei campi di calcio si fa cultura ed apprendimento. La catastrofe della crisi economica nello sport è arrivata, ma soprattutto è in svolgimento un epocale defenestramento del movimento sportivo di base. I dirigenti delle scuole non concedono le loro palestre alle società esterne e questo sta mettendo in ginocchio la resilienza e la creatività di chi vive in questo mondo. Più il tempo passa e tante associazioni sportive moriranno. Immaginarsi che sia un rubinetto con un pulsante da riaccendere in primavera non è realtà. Si parla di spazi di proprietà pubblica che vengono gestiti come se fossero privati: questo manda il meccanismo in cortocircuito. MIUR, Ministero dello Sport e Ministero della Salute dovrebbero riconoscere uno strumento legislativo che sblocchi questa situazione. C’è una comprensibile ed umana resistenza dei dirigenti scolastici, perché hanno la responsabilità penale sugli impianti, ma le palestre sono un bene pubblico e non c’è dubbio: non possono essere gestite come se l’affittuario fosse il proprietario.

“Io mi alleno in piazza” è un’iniziativa che spero diventi un atteggiamento virale, con ogni disciplina sportiva di ogni angolo del nostro paese per costringere ad affrontare questo problema e non considerarlo di secondo piano. Oggi c’è un giustissimo e legittimo tentativo di tenere le scuole aperte ad ogni modo, ma non è lo stesso per le palestre. Se non si interviene, pagheremo tutto ciò tra qualche anno, anche sui costi del Sistema Sanitario Nazionale. Il tema è di visione politica: se riteniamo opportuno far pagare il prezzo di questa vicenda alle generazioni successive, si vada avanti, ma se si prova ad immaginare cosa succederà tra massimo 10 anni non si può più stare fermi. La rete delle associazioni sportive è un focolaio di virtù, perché sono abituati al rispetto delle regole e all’attenzione sui dettagli.

Scuola e sport vengono messi in contrapposizione, non ritenuti complementari. Fa effetto e sorridere. Dalla metà del Novecento c’è un’azione di rivincita di un pensiero filosofico-politico che vuole distinguere l’attività intellettuale da quella fisica, ritenendole due cose diverse. Per reazione si è arrivati ad elaborare una raffinatissima teoria per cui la cultura del movimento è scissa dal resto, mentre è dimostrato che l’attività fisica migliora lo stile di vita e permette di risparmiare del denaro, tema cui la politica è sensibile. Nei campus non c’è ancora posto per svolgere attività fisica. Non si può ritenere l’attività sportiva separata e pure inferiore all’attività intellettuale, è una cultura obsoleta.

Caro ministro Speranza il diritto alla salute è stato messo fortemente a rischio nel nostro paese: la crisi del SSN è anche di risorse e disponibilità economiche per mantenere un diritto alla salute universalistico e assoluto. Per poterlo difendere lo sport potrebbe essere e sarebbe uno strumento privilegiato: in termini di prevenzione genera risparmio così come sull’immediato, per esempio per le malattie cardio-vascolari. Lo sport non solo è un diritto, ma un dovere, anche scientifico. Nel lockdown doveva fermarsi tutto, ma oggi non siamo in quella situazione. Piuttosto gridiamo orgogliosamente con verve: palestre aperte e sport aperto con tutti gli sforzi possibili.

di Giovanni Salvia

Giovanni Salvia

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