“ROMA” E “UNA GIORNATA PARTICOLARE” Guida cinematografica per una architettura umanista

 “ROMA” E “UNA GIORNATA PARTICOLARE” Guida cinematografica per una architettura umanista

nnumerevoli studi, articoli, saggi trattano di architettura e cinema in senso prettamente architettonico, redigendo elenchi di film girati in noti edifici, di film incentrati su noti architetti, di film dal particolare pregio scenografico. In questa rubrica vi proponiamo, invece, un’ottica più letteraria perché letteratura è investigazione antropologica e antropologia è anche architettura.

ROMA, regia di Federico Fellini, 1972

Una dichiarazione d’amore alla città eterna in un inequivocabile grottesco felliniano, un’onirica e bisunta carrellata di scene della licenziosità romana tutta panem et circensem, in cui l’alto tenore culturale dell’Urbe scende a patti con una grossolana mistificazione, fatta di luminarie a Trastevere, di piatti di pastasciutta, di provinciali commediole. La simbologia di Federico Fellini è personalissima, a tratti autoreferenziale (si pensi ad Amarcord, a ), però Roma incanta chiunque, per il semplice fatto che è Roma, e non un’altra città. Paolo Sorrentino, sulla falsariga della produzione felliniana ivi ambientata, realizzerà, nel 2013, La grande bellezza, controverso omaggio a La dolcevita e alla città stessa, decaduta, mondana, cinica, intellettualoide, politicamente scorretta.

UNA GIORNATA PARTICOLARE, regia di Ettore Scola, 1977

Uno dei più lunghi piani-sequenza della storia del cinema l’ha girato Ettore Scola nella Palazzina Federici in Viale XXI Aprile a Roma, set di una giornata particolare per due ragioni: una esterna alla vicenda, legata a un fatto storico – ossia la visita di Adolf Hitler del 6 Maggio 1938 – ed una interna che lega i due protagonisti, quasi sempre soli a dominare incontrastati i 100 minuti di pellicola. Gabriele (Marcello Mastroianni) e Antonietta (Sophia Loren) non sembrano avere nulla in comune, fuorché la loro solitudine, e lasciano presagire un’intesa amorosa, che si rivela poi soltanto un’affinità elettiva, perché Gabriele è omosessuale. La mastodontica casa convenzionata (dotata di ben 650 alloggi) in cui vivono i personaggi nei loro rispettivi appartamenti, fu progettata dall’architetto Mario de Renzi nel 1931, per l’impresa Elia Federici, nel quartiere Nomentano; trattasi di un master pièce razionalista, Scola mette in evidenza la vocazione comunitaria dell’intero fabbricato: in positivo – la biancheria stesa nella terrazza collettiva – e in negativo – gli sguardi indiscreti di vicini e portinai – per portare in primo piano una sorta di post-realismo più psicologico eppure intriso di Storia, per contestualizzare il dramma sociale vissuto da tutti quegli sfrattati stipati nei casermoni periferici e semiperiferici.

Leukos

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