Sangue in Palestina

 Sangue in Palestina

Smoke rises after an Israeli forces strike in Gaza in Gaza City, Tuesday, May 11, 2021. (AP Photo/Hatem Moussa)

A cura di Luigi Olita 

Gli scontri che da una settimana si stanno propagando tra Hamas ed Israele fanno presagire che la situazione potrebbe solo peggiorare nelle prossime ore. Infatti lo Stato di Israele ha sul tavolo un’operazione militare di terra per entrare a Gaza e partire con il massacro contro Hamas. Gli scontri, iniziati giorni fa con le tensioni nella spianata delle moschee e con lo sfratto di una famiglia palestinese, hanno ancora una volta causato ciò che la comunità internazionale avrebbe voluto e dovuto evitare: cioè l’ennesima battaglia tra la fazione palestinese ed il governo di Israele. Il lancio di razzi che ha seguito gli scontri della spianata da parte dell’organizzazione terroristica (così definita da Israele e parte della comunità internazionale) Hamas contro le principali città israeliane ha causato pochi morti e feriti anche grazie all’utilizzo dello Iron Dome. Ovviamente la risposta Israeliana non ha atteso ad arrivare, infatti l’aviazione di Tel Aviv, la Heyl Ha’ Avir, si è alzata in volo in direzione di Gaza ed ha iniziato a sganciare bombe contro i principali centri politici e militari di Hamas. Ma come al solito gli aerei di Tel Aviv non hanno risparmiato vittime civili, mietendo un gran numero di innocenti. 

A distanza dal 1948, il diritto da parte dello stato di Israele di difendersi da attacchi esterni che provengano da Hamas, dalla Jihad islamica palestinese e da tutti gli Stati arabi che hanno espresso il desiderio di cancellarlo dalla cartina geografica del Medioriente, è sacrosanto. Hamas, oltre a minacciare Israele e ricevere sostegno dalle maggiori potenze sunnite finanziatrici del terrorismo islamico come la Turchia, è uno dei più grandi sostenitori dei jihadisti siriani che cercano di fare crollare il legittimo governo Siriano di Bashar Al Assad. Ciò non impedisce di sollevare delle forti critiche ad Israele che, oltre a violare costantemente il diritto internazionale nella vicina Siria, bombardando dunque un Paese sovrano, non è mai stato proporzionato nel rispondere agli attacchi militari dei terroristi palestinesi, anche quando si trattava di lancio di sassi (l’Intifada) e non ha mai liberato, così come affermato da centinaia di risoluzioni dell’Onu, i famigerati territori occupati nella striscia di Gaza. Non potendo un sasso competere contro un carro armato e contro il sorprendente addestramento delle IDF, Israele non ha mai esitato ad utilizzare il pugno di ferro anche nel colpire la popolazione civile palestinese, inerme e senza colpe, se non quella di trovarsi a vivere nella polveriera di Gaza o in Cisgiordania, bersaglio di coloni israeliani aggressivi contro la popolazione palestinese.

La politica attuata da Israele contro i civili palestinesi è stata, nel corso degli anni, gestita male ed ancora peggio dal punto di vista umano. Violenze efferate contro donne, bambini ed uomini innocenti non sono assolutamente giustificabili, soprattutto violando i principi della persona e commettendo in alcuni casi anche crimini contro la pace e contro l’umanità. Così come è giusto per gli israeliani vivere in pace e tranquillità, la stessa cosa dicasi per la popolazione palestinese, ormai presa di mira dall’arroganza israeliana e dalla strumentalizzazione di Hamas. In questo contesto la comunità internazionale ha dimostrato poca sensibilità verso il popolo palestinese, e dunque si è strumentalizzato vergognosamente il tragico evento della Shoah per giustificare le indiscriminate mosse israeliane contro i civili palestinesi. Il presidente americano Joe Biden ha difeso Israele ed il suo diritto ad autodifendersi, mentre dal Cremlino sono arrivate delle note di condanna verso le ultime azioni del governo di Bibi Nethanyau.Se dopo gli accordi di Oslo la stretta di mano tra Yasser Arafat ed Ythzak Rabin sancì una tregua tra i due popoli, e dunque la tolleranza da parte del governo israeliano nel comprendere le istanze e rivendicazioni del Popolo palestinese, la morte di Rabin fece sciogliere il tutto come neve al sole. La soluzione, ormai sbiadita sempre di più, sarà sempre e solo concedere un pezzo di sovranità al popolo palestinese e dunque seguire la strada di “due popoli, due Stati”. Il peggioramento della situazione nelle ultime ore sta facendo emergere sempre di più l’inizio di una nuova intifada, l’ennesima, e lo spargimento di sangue innocente, sia da parte israeliana che da parte palestinese. In tutto ciò il veterano Bibi Nethanyau, ex soldato e protettore dello Stato di Israele, dovrà affrontare la sanguinosa sfida contro Hamas, dettata anche dalla errata gestione dei rapporti con gli arabi israeliani e palestinesi, avallando le prepotenze dei coloni israeliani a spese del popolo palestinese.

Luigi Olita

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