SCUOLA ITALIANA NEL CAOS

 SCUOLA ITALIANA NEL CAOS

Il grande giurista e padre della Patria Piero Calamandrei diceva: “se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento, della Magistratura e della Corte Costituzionale”. Un pensiero limpido di una mente libera quello di Calamandrei, che negli anni è stato più volte delegittimato da politiche miopi e da Ministri dell’Istruzione impreparati. Per decenni il sistema scolastico ed educativo italiano è stato depauperato e svilito dai mille interessi della politica che in assenza di un’univoca visione del futuro lo ha destrutturato con il passare degli anni.

Quasi tutti i Ministri dell’Istruzione che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi hanno elaborato delle leggi di riforma scolastica e vista la durata delle legislature nel nostro paese, si può affermare che il sistema educativo ogni 2/3 anni si è trovato a confrontarsi con nuove linee guida spesso in contrasto con quelle precedenti. Così, oggi ci ritroviamo un sistema educativo scolastico che si presenta come un insieme sminuzzato, in cui i diversi organi di scuola si riferiscono a riforme parziali e mai organiche, elaborate in periodi differenti secondo logiche ed obiettivi talvolta antitetici.

L’inizio del 2020 ci ha regalato il Covid-19 che con i suoi devastanti effetti si è abbattuto anche sulla scuola. Effetti che hanno colpito in modo consistente la già fragile impalcatura organizzativa e didattica del sistema scolastico. Dall’inizio di marzo tutte le scuole di ogni organo e grado sono state chiuse ed è iniziata la teorizzazione, da parte del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, della didattica a distanza come panacea di tutti i mali. Didattica a distanza che nasceva come un facilitatore in un periodo emergenziale, ma con il passare dei mesi è diventato un pilastro della nuova scuola in stile Azzolina. Il Ministro, per mesi, si è cimentata in una politica fatta da annunci e smentite, da avanzate e ritirate sui temi di cruciale importanza che riguardano l’organizzazione dell’educazione delle nostre giovani generazioni.

E’ impossibile elencare tutti gli annunci poi disattesi del Ministro Azzolina. Ricordiamo l’esponente dei 5 Stelle per: il caos sulle assunzioni dei precari della scuola, la confusione organizzativa per lo svolgimento degli esami di terza media e di maturità, l’attribuzione del 6 politico, e tanto altro ancora. Ora però, dal Ministro tecnico, essendo vincitrice di concorso pubblico come Dirigente Scolastico, vogliamo sapere: a settembre i nostri figli torneranno sui banchi? Saranno assicurate lezioni di presenza? Anche su questi interrogativi la Azzolina continua ad inciampare, come un pugile colpito da un destro d’incontro. Il Ministro ha annunciato l’inizio dell’anno scolastico per il primo settembre, per poi passare al 14 settembre forse ignara dell’Election Day indetto dal Governo per il 20 settembre.

Un’enorme confusione a cui ancora non è stata data risposta e che denota, insieme a molti altri fatti, un’inadeguatezza totale del Ministro. Ma quando ripartirà la scuola i nostri figli saranno inscatolati in gabine di plexiglas (con una sola s)? La Task Force ministeriale nei suoi consigli illuminati aveva dato il suo assenso a questa corbelleria per poi rimangiarsi tutto dopo il fuoco incrociato di critiche da parte di alleati ed oppositori di Governo. Insomma, Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina a dirla con le sue parole, gli studenti non saranno “imbuti da riempire” di conoscenza (questo potrebbe spiegare il liquefarsi sempre più marcato di questa nella scuola italiana), ma almeno hanno il sacrosanto diritto di CONOSCERE in che modo (con o senza scafandro) e quando potranno rientrare tra i banchi per esercitare il proprio diritto al sapere.

di K. von Metternich

K. von Metternich

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