SE NE VANNO. UN SILENZIO DI LACRIME

 SE NE VANNO. UN SILENZIO DI LACRIME

Un silenzio di lacrime. Se ne vanno senza una carezza, senza che nessuno gli stringa la mano, senza neanche un ultimo bacio. Se ne vanno i nonni, memoria storica del nostro Paese, patrimonio della intera umanità. L’Italia intera deve dirvi GRAZIE e accompagnarvi in quest’ultimo viaggio con carezze infinite. Mesti, silenziosi, come magari è stata umile e silenziosa la loro vita, fatta di lavoro, di sacrifici, di cadute e di risalite. Se ne va una generazione, quella che è nata con la guerra, quella che ha sentito l’odore e le privazioni del dopoguerra, quella che con bramoso entusiasmo ha ricostruito il Paese. Se ne vanno mani indurite dai calli, visi segnati da rughe profonde, memorie di giornate passate sotto il sole cocente o il freddo pungente, giornate di sacrifici. Mani che hanno spostato macerie, impastato cemento e ricostruito, piegato ferro e aperto nuove attività firmando cambiali. Se ne vanno quelli della Lambretta, della Fiat 500 o 600, dei primi frigoriferi, della televisione in bianco e nero.

Ci lasciano, avvolti in un lenzuolo, da soli e senza neanche il conforto dei propri cari. Sono quelli del boom economico che con il sudore hanno ricostruito questa nostra nazione regalandoci quel benessere di cui abbiamo impunemente approfittato. Se ne va l’esperienza, la comprensione, la pazienza, la resilienza, il rispetto, pregi oramai dimenticati. Perdiamo tutti qualche cosa, un Paese che perde la propria memoria perde la propria personalità e la propria anima. Colpevoli, oltre al Covid, forse lo siamo tutti. Oltre il destino c’è la colpevole assenza delle strutture sanitarie, un depauperamento durato decenni e poi ancora c’è l’impreparazione di una classe politica qualunquista che si ritrova lì per caso, tante, troppe, scelte sbagliate.

di Giovanni Salvia

Giovanni Salvia

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