SERGIO MORONI, VITTIMA DEL PERIODO PIU’ OSCURO DELLA REPUBBLICA

 SERGIO MORONI, VITTIMA DEL PERIODO PIU’ OSCURO DELLA REPUBBLICA

A cura di Luigi Olita.

Il 2 settembre 1992 si toglieva la vita Sergio Moroni. Deputato nelle fila del partito socialista italiano dal 1987 al 1994. Fu uno dei principali esponenti del PSI, membro di spicco della direzione nazionale e dell’assemblea. Prima di entrare a Montecitorio svolse gli incarichi di consigliere regionale in Lombardia ed assessore alla sanità ed ai trasporti. La dipartita dell’onorevole socialista fu una delle tante segnate da Tangentopoli, una di quelle che reclamano ancora giustizia, come affermato a gran voce dai vecchi veterani del PSI.

Nell’estate del 1992 Sergio Moroni ricevette due avvisi di garanzia come molti membri del parlamento e del mondo imprenditoriale italiano: il primo riguardava il caso giudiziario sulle discariche della Lombardia e le attività delle ferrovie del Nord, il secondo riguardava i lavori all’ospedale di Lecco. Emblematica fu la lettera scritta dal Moroni, fatta recapitare poco dopo la sua morte al Presidente della Camera Giorgio Napolitano e pubblicata sul giornale socialista L’AVANTI il 4 settembre1992. La scelta socialista di Moroni venne definita istintiva dal suo compagno di partito Ugo Calzoni, poiché il primo scelse la fazione dell’autonomismo Nenniano, mentre il secondo quello del PSIUP segnato a Brescia da Guglielmo Ghislandi.

Sergio Moroni fu una delle tante vittime colpite sia dal punto di vista morale sia dal punto di vista fisico del periodo di “mani pulite”, autore del mostro dell’eversione giudiziaria organizzata dal pool di Milano che avrebbe fatto del “cinghialone” Craxi il suo “agnello sacrificale”. La cultura di mani pulite segnò la fine della Prima Repubblica, corrotta e sporca, ma allo stesso tempo anche la fine di una magistratura giusta e la sua trasformazione in un comitato di salute pubblica il cui obiettivo mirava a determinate personalità politiche per trascinarle alla ghigliottina.

Se la magistratura avesse fatto il suo corso con spirito di giustizia ed imparzialità le patrie galere che avrebbero dovuto ospitare il leader socialista con i suoi tanti compagni di partito e di Parlamento (in particolare della DC) sarebbero esplose segnando davvero uno spartiacque tra la Prima e la seconda Repubblica. Così non fu. Nel ricordare la morte dell’onorevole Moroni è piuttosto necessario riflettere sulla trasformazione di parte dell’apparato giudiziario, definito politicizzato da una fazione per combattere politicamente l’avversario, che viene ai giorni nostri decantato come una piovra che stritola i partiti. La piovra giudiziaria, nota negli ultimi mesi per gli scandali lapalissiani in merito alla complicità con alcune fazioni politiche, avrà raggiunto il suo apice con le ultime vicende o sarà destinata a seguire le orme della tangentopoli che pose fine alla Prima Repubblica?

Redazione

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