SPADAFORA MINISTRO INCOMPETENTE

 SPADAFORA MINISTRO INCOMPETENTE

Il ministro dello Sport Spadafora ci faccia un regalo: si dimetta. Semplicemente per incompetenza. Del resto il detto “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” mai è tanto calzante e pregnante: Spadafora e il Movimento Cinque Stelle, coloro che non hanno voluto le Olimpiadi a Roma (e le avrebbero potute controllare negli eventuali sprechi visto che hanno il Sindaco), coloro che non capiscono nulla di sport se non interpretarlo come mero hobby, coloro che non comprendono che lo sport è un anello fondamentale dell’educazione dei nostri giovani, un rifugio sociale importante, un modello per migliorare la salute del corpo e della mente, coloro, ahi noi, che stentano a capire che il calcio è la terza industria italiana. Non riescono. E con loro l’intera maggioranza tranne Italia Viva che si è distinta e smarcata dalle scelte assurde del ministro.

Vincenzo Spadafora ha così parlato al Senato «Ho lavorato in queste settimane per dare risposte al mondo dello sport. Sono consapevole della passione intorno al calcio e dell’importanza del settore, ma ho trovato eccessivo l’inasprimento del dibattito intorno al calcio in un momento come questo in cui gli italiani sono preoccupati per la salute e il proprio lavoro. Il campionato di calcio riprenderà, se riprenderà, solo se saranno state adempiute una serie di misure, ovvero misure di sicurezza e il protocollo». Ecco questo è il punto. Il calcio non è un divertimento o il giocattolo del tifoso ma deve essere trattato da industria, la terza in Italia che produce Pil e paga tante tasse. Spadafora sono davvero tante. Oltre 4 miliardi di fatturato, il 7% del Pil complessivo del Paese, l’industria calcio contribuisce all’aumento dei redditi di famiglie ed imprese per 22,5 miliardi di euro, occupa circa 250 mila persone e le entrate fiscali ammontano annualmente a circa 9 miliardi di euro. Numeri prelevati da un report del 2019 della Camera dei Deputati.

Inoltre il calcio, caro Spadafora, paga e sovvenziona indirettamente gli altri sport ma questo tu non lo sai. Pensi che sia come quelle volte, forse, in cui ti sei ritrovato con gli amici al bar a guardare la Nazionale. Finita la festa finito tutto. Certo il calcio è anche questo, divertimento, socialità, romanticismo, ma oggi parliamo di un settore produttivo che dà lavoro a tantissimi soggetti. Quindi, caro Spadafora, parliamo di lavoro e di salute e non pensiamo che in Germania vogliano fare il male di qualcuno e neanche in Spagna. Ma no, tu con il tuo comitato scientifico sei più intelligente di tutti. Per favore non riempirti la bocca di populismo parlando di morti (potevate pensare prima a salvaguardare almeno i medici e gli infermieri e a chiudere la Lombardia) e di tamponi che sarebbero tolti all’uso pubblico.

Ma cosa dici? I tamponi le società potrebbero pagarli ma loro, comunque, sono LAVORATORI, ma questo a te Spadafora non è chiaro per te giocano a pallone questi ragazzacci. Il tuo ragionamento significherebbe che i controlli e i tamponi nelle industrie sarebbero anche lì sprecati? Delle due l’una. Infine la chicca “vi ho fatto iniziare il campionato ma avevo ragione io è rischioso”, ed ecco la chicca del suo comitato: costringere in quarantena una squadra perché vi è un positivo significa non voler far partire il campionato addossando, tra l’altro, ogni responsabilità ai medici sportivi delle società. In Germania, caro Spadafora, nel caso di un positivo fanno i tamponi a tutti e ripetuti in due giorni e solo quelli eventualmente positivi sono fermati mentre gli altri continuano il loro lavoro di calciatori. Ma tu Spadafora non riesci neanche a copiare gli altri.

di Giovanni Salvia

Giovanni Salvia

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