STADI CHIUSI: IL PALLONE SI SGONFIA

 STADI CHIUSI: IL PALLONE SI SGONFIA

Con il nuovo DPCM del 7 settembre il Governo ha deciso di tenere chiusi gli stadi italiani almeno fino al 30 settembre. Le prime due giornate della Serie A quindi saranno disputate a porte chiuse. Il tanto augurato cambio di passo del Governo riguardo al rapporto con il mondo del calcio non si è verificato. Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Brusaferro avevano già raggelato le speranze delle società e dei tifosi a riguardo ed oggi, puntuale come un orologio svizzero, ecco il varo dell’ennesimo DPCM con le nuove misure di gestione dell’epidemia da Covid-19. Fino all’ultimo si era sperato in un ravvedimento governativo, con una possibile autorizzazione all’ingresso contingentato dei tifosi negli impianti sfruttando al massimo una capienza del 30% del totale.

Purtroppo in Italia il Coronavirus ha ampliato all’ennesima potenza il drammatico ed atavico problema dell’indecisionismo dei governanti nostrani. La crisi della politica continua a perpetuarsi per l’incapacità del ceto dirigente di prendere decisioni, in nome di un presunto beneficio del dubbio. Così gli stadi restano serrati mentre ci si continua ad ammassare gioiosamente e senza mascherine davanti ad i locali delle varie “movide” cittadine o ci si accalca sui bus e sulle metropolitane aperte all’80% della capienza o peggio ci si affolla in spiaggia come se il virus non esistesse. Con il varo di questo nuovo DPCM si nega all’industria del calcio di riempire stadi da 80000 posti anche solo al 20/30% della capienza. Si impedisce, ad un’industria che fattura 4,7 miliardi di Euro all’anno e che dà introiti al nostro sistema fiscale e previdenziale per 1,2 miliardi, di vivere.

I decisori governativi e del CTS devono spiegare come nei ristoranti si può entrare con le mascherine e semmai sedersi in un tavolo affianco a degli sconosciuti a bocca scoperta e negli stadi a capienza ridotta e distanziati non si possa assistere ad eventi sportivi con la mascherina sul volto. Gli stadi italiani, dalla Serie A alla Lega Pro, sono tutti dotati di impianti interni di sorveglianza. Basterebbe poco per controllare, con l’ausilio degli stewards, già previsti normalmente nella gestione dell’ordine pubblico, il rispetto del distanziamento sociale tra gli spettatori. Disgraziatamente in Italia l’indecisionismo politico è regola e non eccezione. Così, il Governo tramite il DPCM se ne lava le mani lasciando la patata bollente alle Regioni per diventare poi paladino della lotta al virus nel caso la riapertura su base regionale dell’impiantistica sportiva dovesse portare ad un aumento dei contagi. In poche parole, uno spiacevole dejà vu dell’affaire discoteche, tutti bravi finché va bene e se qualcosa malauguratamente va male la colpa è degli altri. Nel nostro Paese di norma tutto è opportuno, tranne l’opportunismo dominante dell’indecisionismo politico.

di K. von Metternich

K. von Metternich

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