STELLANTIS: REBUS MELFI

 STELLANTIS: REBUS MELFI

Il 16 gennaio del 2021 dalla fusione “fredda” tra i Gruppi PSA e Fiat Chrysler Automobile nasceva il nuovo colosso dell’automotive mondiale: Stellantis. Una lunga storia quella all’origine del nuovo gruppo industriale, non scevra da polemiche e retropensieri, ad iniziare dalla determinazione della sede legale nei Paesi Bassi. In Italia, da sempre molti hanno guardato a questa aggregazione con diffidenza e scetticismo. Si è da più parti parlato di uno scippo perpetrato ai danni dell’economia del nostro Paese con drammatiche ricadute dirette sugli assetti che la nuova azienda darà alle fabbriche ed all’indotto presenti sul nostro territorio. Problematiche ora molto attuali, anche e soprattutto per la vita economica della Basilicata

Infatti, dal 1993 nella nostra regione a Melfi è presente uno stabilimento ex FCA oggi Stellantis, impianto che risulta essere tra quelli più produttivi al mondo nel settore automotive. A San Nicola di Melfi lavorano circa 14.000 dipendenti compresi quelli dell’indotto, una vera e propria boccata di ossigeno per le risicate economie di tre regioni del Sud (Basilicata, Campania e Puglia). A pochi mesi dal completamento della fusione, oggi in Italia ci si interroga sul futuro Piano Industriale di Stellantis e su quello che potrebbe accadere agli impianti produttivi italiani in un ottica di dislocazione produttiva, volume di produzione e numero di occupati. Le premesse a questa riorganizzazione aziendale non sembrerebbero essere delle migliori, visto che chi deciderà il destino delle fabbriche della Penisola sarà il management del nuovo gruppo che vede l’ingombrante presenza dello Stato francese nel Consiglio. 

In Basilicata ed in particolare a Melfi sono molti a tremare, la preoccupazione riguarda sì il futuro dell’area industriale di San Nicola, ma soprattutto quello dei tanti lavoratori. A complicare le cose ci si è messa anche la pandemia e la conseguente crisi economica, che ha aumentato le difficoltà del settore dell’automotive. Una crisi di settore che ha ridotto drasticamente le vendite e di rimbalzo la produzione costringendo già da tempo i lavoratori alla Cassa Integrazione. La paura è quella, che Stellantis per soddisfare una strategia di contenimento dei costi in Italia, decida, in virtù di un nuovo piano industriale, di tagliare migliaia di posti di lavoro. Stime plausibili parlano di una riduzione per Melfi di più di 2000 lavoratori, tra diretti ed indotto. Per l’economia della Basilicata, questo scenario sarebbe apocalittico. Togliere 2000 posti di lavoro in questo angoscioso momento storico sarebbe devastante per l’economia di ogni paese lucano dove la sola presenza di cittadini/operai Stellantis è portatrice di economie. 

Una situazione esplosiva di cui la politica regionale e nazionale deve farsi carico. In primis la politica nazionale che ultimamente ha colpevolmente sottovalutato i possibili risvolti negativi che potevano emergere dalla fusione tra FCA e PSA ed ha, incomprensibilmente, trascurato l’importanza dell’automotive per l’intera economia dello Stivale, negando a più riprese delle politiche di sostegno valide ed efficaci al settore. Urge un intervento diretto del Presidente del Consiglio Mario Draghi sul Presidente francese Macron. Anche la politica regionale deve fare la sua parte in concerto con Roma. Gli amministratori regionali, provinciali e comunali devono unirsi e chiedere immediata chiarezza a Stellantis sulle future strategie per lo stabilimento lucano. E’ necessario evitare l’ennesimo doloroso fallimento della politica industriale al Sud. Un fallimento economico/produttivo, che andrebbe drammaticamente ad incrociarsi con quelli di un tessuto sociale meridionale già molto provato dalla crisi sanitaria, dando vita ad una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.

di  K. von Metternich

K. von Metternich

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