SUPERLEGA. SI PENSA AD UN NUOVO CALCIO

 SUPERLEGA. SI PENSA AD UN NUOVO CALCIO

Una svolta epocale. Il calcio, quello rappresentato dalle principali società europee ha deciso di cambiare.  Ad oggi sono dodici le società aderenti e fondatrici del nuovo progetto chiamato “SuperLega”: Real Madrid, Manchester United e Juventus in prima linea, poi Inter, Milan, Barcellona, Atletico Madrid, Manchester City, Arsenal, Tottenam, Chelsea e Liverpool. Restano indecise Bayern Monaco, Paris Saint Germain e Borussia Dortmund ma anche loro aderiranno presto quando capiranno che il gioco vale la candela. Sicchè il calcio quello che abbiamo conosciuto ed amato sino ad oggi rischia di finire all’improvviso, sotto i colpi di una dozzina di club che sono i più forti economicamente e mediaticamente rappresentano l’80% dei tifosi di calcio di tutto il mondo.  

I problemi nascono dalla gestione dei diritti tv e dei soldi di tutto il settore che a torto o a ragione vede queste società essere le principali produttrici di ricchezza. Vogliono la “loro” Super Lega da subito. Anzi l’hanno annunciata a mezzanotte, forse simbolicamente, chiedendo collaborazione di Uefa e Fifa. Un torneo, è evidente, che ucciderebbe campionati, coppe nazionali, coppe europee, forse nazionali, in nome di una spettacolarizzazione da Nba. Una dozzina contro il resto del mondo del pallone che ora si compatta: Uefa, Federazioni e Leghe studiano una causa di 50/60 miliardi e, assieme alla Fifa, minacciano di escludere i ribelli dal sistema, dai campionati e dalle nazionali (per quanto riguarda i calciatori).

La reazione Uefa è immediata. Un comunicato durissimo firmato con Leghe e Federazioni di Spagna, Inghilterra e Italia per ricordare ai ribelli che “chi partecipa è fuori da tutto”, campionati, coppe, nazionali. Anche i giocatori. Lo scenario ipotetico è un Euro senza Ronaldo, Pogba, Ramos, e un campionato senza Juve, Inter e Milan, magari da mercoledì. Si giocherà? Boh. Non è finita. L’ufficio legale di Nyon ha cominciato a studiare una causa di 50/60 miliardi (per danni e mancati guadagni) verso i separatisti. Anche i governi intervengono. Il premier inglese Johnson ai club: “Fermatevi. Sarebbe dannoso per il calcio”. Così le reazioni scomposte di Macron, dell’Unione Europea e della Meloni. Margine di trattativa? Ci sta. Potrebbe essere un “chiedere tanto” per ottenere davvero qualcosa e svegliare le istituzioni calcistiche che, vetuste ed immobili, come spesso avviene a livello sportivo, restano indietro rispetto all’attualità.

La realtà è un’altra. Significa non vedere oltre il dito. Eppure l’esempio americano è lì. Con NBA, NFL, NHL, MLB. In tanti si sciacquano la bocca con sport, valori, uguaglianza e merito ma la Champions ed il calcio di adesso è da tempo che non è più tutte queste bellissime cose. Da quando il calcio è diventato un settore economico, la quinta industria per numeri e fatturati prodotti, lo abbiamo visto anche in pandemia, è un’altra cosa. E’ uno spettacolo che vive attraverso gli interessi economici e non può reggere con il sistema attuale. In soldoni non si può fare un “socialismo sportivo” se altresì si pretende uno “spettacolo esclusivo”. Delle due l’una ma ormai si è troppo in là e non si può più annullare lo spettacolo, the show must go on

Il neo presidente di questa Super Lega sarà Florentino Peres, vicepresidente Agnelli che intanto si è dimesso dall’Eca (associazione di 246 club europei). Intanto l’Uefa è a Montreux perché oggi l’Esecutivo deve approvare la nuova Champions a 36 squadre (dal 2024-25). I problemi delle principali società europee erano già noti così come le proposte di cambiamento del tutto ignorate dai soliti poteri forti delle istituzioni sportive. Una minaccia che sembrava scongiurata proprio dalla nascita della nuova Champions. La verità è diversa: l’Uefa non si è resa conto che un gruppo di club importanti lavorava a una trama alternativa, la Super Lega. Doveva essere il futuro ma, per colpa della crisi, è diventata il presente. I grandi club hanno pagato di più: gli stipendi per Ronaldo e Messi e il resto sono insostenibili. 

E’ semplicemente il progetto Florentino di cui si parla da gennaio, sostenuto da fondi arabi e Usa, rivelato ingenuamente allora dall’ex presidente del Barça, Bartomeu: “Abbiamo firmato per la Super Lega”. Un torneo a 20 club che, come le altre “Superleghe”, era agitato per far pressione. Così nel ’91 nacque la Champions. Il calcio per merito resterà a livello locale e magari universitario o scolastico e sarà senz’altro preziosissimo per infondere i valori ai nostri ragazzi ma lo spettacolo del grande calcio, quello sarà un’altra cosa. E’ giusto che sia così ed i modelli americani sono lì per essere imitati. Lì i valori dello sport ci sono eccome, comunque, si applaude per il gesto sportivo e non esiste il tifo contro, non ci sono le pressioni assurde che sopravvivono soprattutto in Italia. 

Intanto Atalanta, Verona e Cagliari hanno avanzato la richiesta di espellere dalla Serie A Juventus, Inter e Milan: si apre così una stagione di ricorsi e battaglie legali che le squadre ‘ribelli’ avevano da tempo messo in conto, lavorando al fianco di un partner strategico come JP Morgan, in grado di mettere sul piatto la bellezza di oltre 5 miliardi di euro. Juve, Inter e Milan non hanno alcuna intenzione di dire addio alla Serie A e, tantomeno, alle altre coppe europee fino all’avvio della Superlega. Ci si interroga su quanto varrebbe il massimo campionato senza la presenza delle tre società più importanti, che insieme hanno vinto 72 scudetti. Inoltre i giocatori delle società coinvolte davvero accetterebbero l’idea di non poter giocare Mondiali ed Europei? E chi arbitrerebbe le gare della Superlega? Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane arriveranno le risposte

di Dennis Romano

Dennis Romano

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