VACCINI: FURBETTI E CATTIVA COMUNICAZIONE

 VACCINI: FURBETTI E CATTIVA COMUNICAZIONE

Che la vaccinazione di massa della popolazione avrebbe creato problemi organizzativi era noto a tutti fin dal 27 dicembre 2020, ma che potesse trasformarsi in una vera e propria lotteria era impensabile e francamente non augurabile. La confusione a cui stiamo assistendo in Basilicata in questi convulsi giorni di inizio maggio sul caso Caregiver è sinceramente inaccettabile. Chi taccia i lucani di essere un popolo di furbetti non conosce di certo le virtù e la schiena dritta che da secoli caratterizza le genti della nostra terra. Il vulnus sui cosiddetti caregiver deriva solo ed esclusivamente da una comunicazione sbagliata fatta alla fonte. Come testata giornalistica non siamo avvezzi a dispensare patenti di moralità, ne esercitarci in operazioni di sterile populismo sull’operato dell’Amministrazione, soprattutto in un momento complicato e delicato come questo che stiamo vivendo. Non ci sembra giusto però far passare i cittadini, che hanno esercitato un loro diritto in piena trasparenza essendo stati ammessi ad un servizio con il beneplacito di una piattaforma di prenotazione informatica scelta come riferimento da molte Regioni italiane, in furbetti. 

Torniamo alla cronaca per comprendere bene la materia del contendere. In una certa data di aprile si comunica di aver aperto le vaccinazioni ai conviventi ed ai caregiver dei soggetti fragili. Coloro i quali si trovano in questa fattispecie generalista chiamano un call center abilitato o si collegano alla piattaforma di prenotazione e senza minacciare o forzare il sistema ottengono l’accesso e la prenotazione al vaccino attraverso il numero di tessera sanitaria ed il codice fiscale del soggetto fragile. Inoltre, si deve stampare una autocertificazione, fino a pochi giorni fa non corredata da nessuna tabella di classificazione di fragilità. Già il fatto stesso di essere abilitato ad accedere ai servizi della piattaforma o del call center e poter completare la prenotazione al vaccino avrebbe dovuto fornire al cittadino una sicurezza di liceità dell’operazione effettuata. Ma passa qualche giorno e qualche burocrate si accorge che le maglie della rete erano un po’ troppo larghe e invece di stringerle accusa i pesci di esserci passati dentro in modo truffaldino. Chi ha torto il pescatore o il pesce? Addirittura, si arriva ad invocare “sanzioni severe” per i poveri cittadini che hanno esercitato un proprio diritto ammessi a farlo da un sistema informatico predisposto dal controllore. 

Questo è, a dir poco, un esempio di pessima comunicazione, che confonde il cittadino e lo allontana dall’amministrazione. L’accusare un popolo di furbizia vuol dire disconoscere la differenza che intercorre tra una norma giuridica ed una norma morale. La norma giuridica è una regola di condotta stabilita convenzionalmente, per consuetudine o imposta dall’autorità. La norma morale è sì una regola di condotta, ma non è imposta dall’autorità bensì dal comune sentire o dalla sensibilità di ciascun individuo. Quindi i furbetti sono i singoli individui e non una collettività. Di casi di “Furbi Vaccinati” ce ne sono molti, da quelli chiamati da amici che si imboscano nei centri vaccinali, a casi in cui intere amministrazioni in sfregio ad ogni norma di legge vaccinano tutti i propri dipendenti o a vaccini iniettati ai vari panchinari di lusso. I controlli sulla e della piattaforma devono essere esclusivamente a carico delle molteplici Task-Force delle amministrazioni e non dei cittadini disorientati. Invece di minacciare sanzioni drastiche bisognerebbe lavorare per cancellare le eventuali storture dei sistemi creati su dati forniti dalle amministrazioni stesse ed evitare tutti gli assembramenti, vietati questi si per legge, a cui tutti i giorni assistiamo nei punti vaccinali.

di K. von Metternich

K. von Metternich

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