VENTI DI GUERRA NEL DONBASS

 VENTI DI GUERRA NEL DONBASS

Pro-Russian separatists troops leave their position during withdrawal in the village of Petrovske, some 50 km from Donetsk, on October 3, 2016. Ukraine’s army and pro-Russian separatists both announced on October 1 the pull back of their troops from a small eastern city as agreed in a demilitarisation accord signed last month.Ukrainian military spokesman Valentin Chevchenko told AFP that both sides had moved their forces to several kilometres (miles) away from Zolote. / AFP / Aleksey FILIPPOV (Photo credit should read ALEKSEY FILIPPOV/AFP/Getty Images)

A cura di Luigi Olita 

La situazione in Ucraina è tornata a farsi incandescente. La guerra civile, scoppiata ufficialmente nel febbraio 2014 con delle anticipazioni negli ultimi mesi del 2013 con l’Euromaidan, sta preoccupando lo scacchiere europeo. Non una semplice guerra solamente tra la Russia e l’Ucraina, ma uno scontro tra Mosca e gli USA, alleati dell’Ucraina, e di cui l’attuale inquilino della Casa Bianca ne fu il vero intermediario. Lo schieramento delle truppe Ucraine al confine con la Crimea, ormai appartenente de jure all’orbita russa dopo l’invasione militare di quest’ultima ed il referendum del 2014, hanno messo in allarme il Cremlino e le forze armate russe, decise a non iniziare un conflitto militare con Kiev. Le autorità Ucraine nelle scorse settimane hanno avuto colloqui telefonici in primis con il Segretario di Stato Americano Blinken e poi con il Capo del Pentagono Lloyd Austin. Dalle conversazioni è emerso che gli Stati Uniti d’America non lasceranno da sola l’Ucraina in caso di conflitto armato con Mosca facendo in questo modo salire ancora di più la tensione

Le preoccupazioni sono salite nell’ultimo mese a causa di nuovi scontri a fuoco nel Donbass, all’interno della Repubblica Popolare del Donetsk, con l’assassinio di civili da parte delle forze armate Ucraine. I separatisti filo russi in territorio Ucraino sono, dunque, ancora una volta la goccia che potrebbe fare traboccare il vaso. È interessante constatare quanto le attività dei militari del Donbass rispondano alle provocazioni delle forze armate Ucraine; infatti sia le operazioni dell’intelligence e delle forze d’elite Ucraine, sia le attività di infiltrare terroristi in Crimea vanno a sommarsi al tentativo di tre navi della Marina Ucraina di attraversare il ponte di Crimea. In queste ore, per tamponare la situazione, la Germania la Francia e la Russia stanno preparando una videoconferenza per discutere riguardo il conflitto nel Donbass, ma senza la presenza di uno dei diretti interessati: l’Ucraina. Quest’ultima, tenuta fuori dalla videoconferenza per volontà di Mosca, ha protestato a riguardo, chiedendo ovviamente di essere presente, ma allo stesso tempo, la Rada ha approvato in questi giorni una risoluzione, la quale afferma che la guerra nel Donbass è un conflitto tra Mosca e Kiev, andando in questo modo a sancire la morte degli Accordi di Minsk. Dunque le azioni della Rada Ucraina, oltre ad avere indispettito la Russia, hanno a tutti gli effetti cercato di sabotare, anche con successo, gli sforzi per la pacificazione della zona calda. La mediazione della Francia e della Germania, che sarà attuata con la videoconferenza, non è di certo bilanciata dalle azioni della controparte americana, che fresca di una nuova amministrazione è già sul piede di guerra. Infatti Joe Biden fu uno dei principali consiglieri di Barack Obama riguardo il dopo Janukovitch e la salita al potere del Presidente Petro Poroshenko. Le interferenze di Washington nell’affaire Ucraina non sono nuove, anche per le indagini condotte sulla famiglia Biden ed il colosso energetico ucraino Burisma, che vedono il figlio di Joe Biden, Hunter, al centro dei riflettori. Gli aerei da ricognizione americani ed i cargo che proprio in questi giorni stanno solcando i cieli d’Europa e diretti, secondo i più, verso l’Ucraina, sono da intendersi come una nuova sfida verso l’orso russo. Il continuo avvicinamento di Kiev alla NATO, e le promesse di Washington di non lasciare solo Zelensky contro la Russia fanno presagire venti di guerra mai sopiti, figli dell’Internazionalismo liberale di scuola Wilsoniana tanto cara ai democratici.

Luigi Olita

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