VERITÀ PER LUCA VENTRE

 VERITÀ PER LUCA VENTRE

A cura di Luigi Olita

La morte del lucano Luca Ventre, avvenuta a gennaio in Uruguay è ancora avvolta nel mistero. Il giovane imprenditore italiano di 35 anni aveva provato a scavalcare le mura dell’ambasciata italiana a Montevideo, venendo poi bloccato dagli agenti di sicurezza uruguaiani di stanza nella sede diplomatica, i quali sono accusati della morte del giovane imprenditore. Le cause della morte del giovane lucano sono da ricondurre alle azioni degli operatori di sicurezza e si è cercato di capire il perché Ventre avesse provato a scavalcare le mura dell’ambasciata italiana. Il giovane imprenditore, originario di Senise, si trovava in Uruguay dal 2012 e si occupava di ristorazione e vendita di prodotti alimentari. Come riportato da un primo comunicato dell’ambasciata italiana a Montevideo, Ventre il 1 gennaio 2021 aveva provato a scavalcare le mura della sede diplomatica per accedervi con un borsone. In seguito, le telecamere dell’ambasciata hanno inquadrato Ventre che cercava di uscire dalla sede sempre attraverso le mura, ma veniva fermato durante l’arrampicata da due agenti uruguaiani posti a guardia del luogo di cui uno dei due specializzato nella protezione delle sedi diplomatiche. 

Come riportato dal quotidiano La Repubblica, il fratello del compianto Luca, Fabrizio Ventre, ha affermato che il giorno prima il fratello gli aveva detto telefonicamente di “sentirsi in pericolo di vita” ed aveva espresso il desiderio di tornare al più presto in Italia. Il giovane imprenditore, secondo le dichiarazioni del fratello Fabrizio, si sentiva braccato, e ciò pone ovviamente interrogativi a riguardo. Le preoccupazioni del giovane imprenditore e la successiva tragica morte pongono ovviamente l’Uruguay in una posizione estremamente scomoda, con i due operatori di sicurezza nel mirino, poiché anche la dinamica dal fermo fino alla morte, suscita forte indignazione. Il giovane Ventre è stato tenuto per circa 22 minuti a terra dal poliziotto a guardia dell’ambasciata, premendogli un braccio sul collo. Un fermo che si è subito tramutato in una vera e propria tortura che ha impedito al nostro connazionale di respirare e violando il rispetto della persona

Un gesto che potrebbe ricordare la morte di George Floyd, l’uomo afroamericano soffocato dal poliziotto a maggio dello scorso anno dando poi inizio alle proteste del Black lives matter. Si levarono a quei tempi proteste e gesti di solidarietà, giustamente, per la tragica morte di Floyd, vittima della violenza della Polizia e anche di razzismo negli USA. Adesso, la morte del nostro connazionale vede purtroppo il silenzio delle autorità, della diplomazia italiana e dell’ambasciata italiana a Montevideo, che dovrebbero chiarire il perché della scomparsa del nostro connazionale. Secondo gli audio ottenuti dai familiari di Ventre, quest’ultimo parlava in sottofondo ed affermava di non riuscire a respirare. La disperazione che trapelava dalle parole di Ventre, il quale si trovava palesemente in pericolo per la sua vita non sono state ascoltate, e continua a non essere ascoltato l’appello della sua famiglia nel chiedere chiarezza riguardo la sua dipartita. L’ultima volta che un nostro connazionale è venuto a mancare all’estero per dinamiche ancora oscure è stato il caso del giovane Giulio Regeni, in Egitto. Anche in quell’occasione, un vita strappata a causa della violenza di agenti locali, e sempre lì la nostra diplomazia non ha puntato i piedi per rendere giustizia al nostro connazionale. Con la morte di Luca Ventre, l’Italia perde un suo figlio, ed allo stesso tempo esce con la testa bassa nello scacchiere diplomatico, dimostrando poca fermezza nel pretendere giustizia.

Luigi Olita

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