VIKTOR ORBAN, LA SPINA NEL FIANCO DELL’EUROPA

 VIKTOR ORBAN, LA SPINA NEL FIANCO DELL’EUROPA

A cura di Luigi Olita

I rapporti tra il primo ministro d’Ungheria, Viktor Orban e Bruxelles non sono mai stati idilliaci. Quest’ultima ha sempre accusato il leader di Fidezs, partito di centro destra sovranista al governo in Ungheria, di non rispettare i diritti umani in terra magiara e di essere uno strenuo oppositore della libertà di stampa. Il rapporto tra l’UE e Budapest si è aggravato in questi anni per le prese di posizione del primo ministro verso l’immigrazione. Le politiche sulla sicurezza adottate da Orban sono molto rigide, soprattutto nei confronti delle ONG, e proprio per questo motivo è uno dei leader di riferimento della destra sovranista europea. I rapporti con il centro destra Italiano sono diventati sempre più stretti, in special modo con la Lega di Matteo Salvini ed ancora di più con Giorgia Meloni, leader di fratelli d’Italia, vista da Orban come la stella nascente del sovranismo Europeo. Ultimamente i rapporti tra le istituzioni europee e Budapest si sono estremamente raffreddati per due motivi principali: il primo è il veto imposto dall’Ungheria, insieme alla Polonia, sul Recovery Fund, mentre il secondo tratta l’inserimento all’interno della costituzione magiara della figura della mamma e del papà come elementi fondamentali della famiglia.

LA QUESTIONE DEL VETO

Il veto imposto dagli ambasciatori polacco ed ungherese ai fondi europei è collegato alla distribuzione di questi ultimi ai paesi che rispettano lo Stato di diritto. Questa condizionalità, introdotta dalla Germania, la quale presiede in questa tornata la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea per approvare il bilancio comunitario per il periodo 2021-2027, ha in qualche modo indispettito sia Budapest che Varsavia, accusate da tempo di non essere limpide su questi temi. Uno dei caratteri più spinosi di questa condizionalità riguarda la sospensione dei fondi anche nei casi in cui ci sia soltanto il sospetto o il rischio che vengano compiute delle violazioni. Il governo ungherese, seguito dalla Polonia, si è intestato la responsabilità di opporsi a questa condizionalità, andando ad ingaggiare un braccio di ferro con Berlino e Parigi, anime liberal-liberiste sulla questione. Budapest sostiene che dietro queste pressioni, o addirittura ricatti, non ci sia soltanto una motivazione di rispetto dello Stato di diritto, ma una più prettamente ideologica. L’Ungheria e la Polonia sono paesi estremamente conservatori che stanno dando ampio risalto alla difesa delle radici cristiane e della famiglia tradizionale. In Polonia fino al mese scorso si è combattuta una battaglia contro l’aborto, mentre proprio in questi giorni in Ungheria è stata rivisitata la costituzione per inserire delle modifiche in materia di famiglia. Il Primo ministro Orban è convinto che dietro le pressioni di Bruxelles si celi anche il suo arci nemico George Soros, banchiere e filantropo che si oppone alle politiche conservatrici del governo ungherese. Ultimamente Orban ha lanciato un feroce attacco al filantropo ungherese, paragonandolo al “demonio” ed etichettandolo come un oppressore che cerca di distruggere tutti gli Stati che non si omologano sotto la bandiera della sua società filantropica, la Open Society Foundation. Orban ha anche affermato che la difesa della famiglia tradizionale è importante dalle ingerenze di genere, e proprio il magnate Soros è uno degli agenti che vorrebbero minare le basi sia della famiglia che della tradizione cristiana.

UNA SVOLTA NELLA COSTITUZIONE

Il 10 dicembre, nella seduta dell’ultimo Consiglio dell’Unione Europea, è stato raggiunto un compromesso per alleggerire le tensioni tra l’asse polacco-ungherese e Bruxelles; ciò è legato alle istanze di Berlino nel proteggere lo Stato di diritto, mentre da parte del blocco di Visegrad nel mantenere integra la sovranità degli Stati. Il compromesso raggiunto prevede che nel momento in cui un paese dovesse entrare nel mirino delle sanzioni, queste ultime “saranno proporzionate alla gravità delle violazioni e soprattutto le procedure di infrazione saranno utilizzate in extrema ratio alla fine del negoziato”. Accantonato il problema delle pressioni Europee, Orban il 15 dicembre ha ottenuto una vittoria dal punto di vista tradizionalista per salvaguardare le basi su cui si fonda la sua nazione: la famiglia ed i valori cristiani. Infatti il parlamento magiaro ha approvato un emendamento alla costituzione che difende il concetto di famiglia come entità base della società. La famiglia, recita l’emendamento, “si basa sul matrimonio, ed è composta da un rapporto tra genitori e figlio”, dove per genitori si intende un padre “uomo” ed una madre “donna”. Oltre alla difesa della famiglia tradizionale, l’emendamento tratta anche il sesso del nascituro, il quale verrà deciso con la sua nascita. Questa battaglia del partito di Orban mira soprattutto a prevenire la pratica del cambio di sesso in tenera età, che potrebbero danneggiare il bambino dal punto di vista sia fisico che mentale.

Luigi Olita

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